Shutter Island

Due scene con Leonardo Di Caprio dal film Shutter Island Shutter Island, diretto da Martin Scorsese e interpretato dal bravissimo Leonardo Di Caprio, racconta una storia molto particolare, complessa dal punto di vista psicologico. La prima parte del film è inquietante, sembra di assistere alla visione di un film horror, mentre la seconda parte è meno inquietante dal punto di vista scenografico ma angosciante dal punto di vista della psiche umana.

La storia, ambientata negli anni cinquanta a Shutter Island, nell'Ashecliff Hospital, narra la vita dell'agente federale Edward Daniels, più semplicemente chiamato Teddy. Arrivato sull'isola per indagare sulla scomparsa di Rachel Solando, presto si trova vittima delle allucinazioni, dei ricordi del suo passato come soldato americano che combatte i nazisti, la linea tra realtà, i ricordi, i fantasmi, diventa sempre più sottile ed il film si trasforma sempre più in una introspezione psicologica del personaggio interpretato da Leonardo Di Caprio.

Più la trama del film prosegue e più lo spettatore si accorge che qualcosa non quadra nel racconto fino a scoprire che l'agente federale è in realtà un paziente dell'ospedale psichiatrico che annulla la sua realtà in quanto troppo dolorosa e si crea un mondo parallelo, per proteggersi. Nella realtà sua moglie soffriva di crisi depressive e uccide i loro tre figli, poi lui uccide lei. Ciò che colpisce del film, a parte la bravura del regista e di Leonardo Di Caprio, è proprio la mente umana. Tutta la nostra esistenza è fatta dalla mente, la mente controlla il dolore, la rabbia, le emozioni ed è impressionante questo meccanismo di autoprotezione, di negazione di ciò che non ci piace.

Gli psicologi dell'ospedale cercano di riportare l'agente alla presa di coscienza di ciò che ha fatto per evitare di lobotomizzarlo, un processo che ha una durata di due anni ma con continue ricadute. Verso la fine del film, il dottore comincia a dubitare della pazzia del suo paziente, comincia a sospettare che sia perfettamente cosciente di ciò che ha fatto ma se infermità mentale in qualche modo può essere curata, si possono davvero curare anche i sensi di colpa? Molto bella l'ultima frase del protagonista che si chiede: "Meglio morire sani o vivere da mostri"?

Finalmente un Oscar per il nostro Leo

Febbraio 2016! Il nostro ragazzo ce l’ha fatta, finalmente. Gli hanno riconosciuto che sia stato il miglior attore nel periodo che è stato giudicato dai giurati. E guarda un po’, ci sono tanti che mica sono d’accordo con questa onorificenza. Non è che contestano Leonardo, ma ritengono che quest’anno c’erano degli attori che si meritavano di più il riconoscimento. Per esempio Eddie Redmayne che ci ha affascinati con il suo ruolo nel film Danish girl. Si è avuta la sensazione che Leo era predestinato a vincere, a scapito degli altri più meritevoli, per correggere le ingiustizie precedenti, quando non l’hanno premiato ingiustamente. E così il circolo continua, perché questa volta è stato danneggiato qualcun altro, che guasterà la festa in futuro ad uno nuovo, meritevole, che non potrà avere quello che gli spetta, perché occorre riparare i danni del passato.
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