Habemus Papam

Habemus Papam - la locandina del film di Nanni Moretti Siamo nel 2004. Il papa Giovanni Paolo II è appena deceduto. In Vaticano, in seguito al funerale, si apre il consueto Conclave mentre una numerosa folla di fedeli giunti da tutto il mondo attende pazientemente di sapere l'esito delle votazioni, di conoscere il nome del nuovo Papa. I giorni passano. Le ore, i minuti. Dopo l'ennesima fumata nera, finalmente la fumata bianca, "habemus Papam", abbiamo il Papa. Ma di chi si tratta? E cosa succede dietro le quinte? Al di fuori del Conclave, nessuno è al corrente di quello che sta accadendo. Il nuovo Papa, colto da un attacco di ansia, non riesce ad affacciarsi sul balcone per fare il discorso, è in crisi e il Vaticano comincia a prendere tempo. Nel frattempo viene chiamato un psicoterapeuta, il migliore di Roma, interpretato dal bravissimo Nanni Moretti. Il suo compito è quello di risolvere la situazione nel più breve tempo possibile.

Le cose, inevitabilmente si prolungano ed il nuovo Papa viene affidato alle cure della ex moglie del psicoterapeuta, metre fuori dal Vaticano intanto l'attesa dei fedeli continua. Se dovessi usare un termine solo per definire questo film, lo definirei brillante. Il ritmo è buono, in continua oscillazione tra il drammatico - introspettivo e comico, il che dipinge perfettamente l'uomo di oggi, quello tra le "pippe mentali" e la battuta pronta per sdrammatizzare.

Un cast straordinario con un bravissimo Michael Piccoli nei panni del Papa: grande espressività anche nel silenzio. Il suo personaggio è autentico, direi moderno, nonostante il ruolo che sta per ricoprire entra in crisi facendosi la seguente domanda: "Sarò in grado?". Attraverso di esso si mostra una chiesa attenta ai tempi che cambiano, che si mette in discussione, che cerca di modernizzarsi con grande umiltà (o almeno nel film). L'uomo di Dio improvvisamente diventa soltanto un uomo, un essere umano come tutti noi, fragile.

E' un film in cui si parla poco con le parole ma molto con le espressioni. E' profondo, a tratti divertente, perfino tenero. Il finale conferma la grandezza di Moretti, offrendo allo spettatore un punto di riflessione senza entrare nell'ennesimo finale banale, scontato che ci si aspetta. Questo film segna il ritorno del grande regista italiano che riesce a comunicare con maestria anche i temi più delicati, condendo il tutto con un pizzico di ironia per alleggerire. Per tutti coloro che definiscono il cinema italiano superato o addirittura morto, consiglio di vederlo e permettetemi di aggiungere la seguente frase, per fortuna che habemus Moretti!

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