Lei

locandina del film Lei Lei è la migliore sceneggiatura scritta e diretta dal regista Spike Jonze. Sulla non convenzionalità di questo brillante regista non si sono dubbi, basta ricordarsi di altri suoi film come "Being John Malkovich" oppure "Where the wilds things are", una originalità ampiamente confermata anche in questo film in cui la trappola del cliché riguardante l'uomo solitario era a portata di mano. Il suo nuovo film racconta la storia di uno scrittore di mezza età che vive in un mondo dove le nuove tecnologie offrono più opportunità rispetto alla semplice e reale connessione fra individui. Lei è una continuazione logica di "Metropolis" di Fritz Lang e "Blade runner" di Ridley Scott, lei è un omaggio a alla "Odissea" di Kubrick e HAL-9000, lei è la celebrazione di amori atipici come quella di "Eternal sunshine of the spotless mind".

Lei insegue Theodore (Joaquin Phoenix), uno scrittore alla ricerca di se stesso in seguito ad un doloroso divorzio dalla moglie (Rooney Mare). Theodore trova conforto nella amicizia con il suo nuovo sistema operativo, di nome Samantha (la cui voce è data da Scarlett Johansson). Tra i due nasce una relazione, di amicizia e di amore, in un mondo in cui il sistema operativo e l'intelligenza artificiale sono parte integrante della società.

Al contrario di quanto si possa pensare, il film ha un'atmosfera tenera, dei dialoghi poetici e di certo non manca l'umorismo. Se per le candidature all'Oscar non ci fosse una rigida regola che impedisce la candidatura al premio a coloro che danno la voce senza rendersi visibili, a quest'ora la signorina Johansson, con molta probabilità terrebbe fra le mani la sua prima statuina. Come mai prima, questa attrice ci mostra l'essenza delle sue capacità artistiche, rigorosamente per via di un microfono, attraverso il quale dà vita non soltanto ad un intelligente sistema operativo ma anche ad una persona vera, piena di curiosità e stupori. Johansson ci prende per mano e porta in questa affascinante storia, esattamente come lei a sua volta viene presa per mano da Theodore che la porta ad esplorare la sua nuova esistenza.

Perdersi in questo meraviglioso scenario che il regista ci offre viene naturale. Il pubblico viene catapultato nel mondo dei sentimenti, tristezza, felicità, dolore, senso di colpa e confusione. Lei colpisce esattamente dove è giusto che lo spettatore si soffermi a riflettere, fa delle domandi interessanti e allo stesso tempo molto complesse sul significato dell'essere umano e su cosa significa vivere. Lei è intimità e ci permette di osservare l'evoluzione di un amore, che va oltre il rapporto fisico. Nel momento in cui i due protagonisti si avvicinano con le fantasie sui loro corpi, è la voce di Johansson che seduce, non con delle sfumature sessuali ma quelle più tenere che arrivano direttamente dal vero amore, dal contatto fra i cuori e non fra corpi.

Al film possiamo criticare la lentezza la quale ignora una regola d'oro del cinema: "Fai vedere, non raccontare". In un'occasione, Albert Einstein ha detto che è diventato visibile il fatto che le nostre tecnologie superino di gran lunga la nostra umanità. E siamo d'accordo con lui. Il messaggio del film non è particolarmente originale ed è tutto stato già visto ma Spike Jonze lo comunica in un modo talmente innovativo e unico da rendere ogni critica semplicemente superflua.

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